Alla scoperta dell’Enantio

17/03/2020

Si scrive Enantio, ma si pronuncia Enanzio, questo vitigno autoctono si contraddistingue per la sua particolare storia. Già Plinio, illustre storico romano, lo citò in uno dei volumi della “Naturalis historia”, descrivendolo come vite selvatica chiamata “Oenanthium”.


Seppur le origini di questo vitigno ci riconducono al primo secolo dopo Cristo, fino a poco tempo fa veniva  semplicemente denominato “Lambrusco a foglia frastagliata”. 

Non avendo nulla a che fare con la famiglia dei Lambruschi, nel 1991 iniziò un ambizioso progetto di valorizzazione di questo vitigno. Venne infatti richiesta la sua iscrizione al Catalogo nazionale delle varietà di vite ad uva da vino, ottenuta poi allo scadere del 1992.


L’unicità dell’Enantio è legata alla sua vite, caratterizzata da longevità e robustezza. In grado di resistere a numerosi parassiti, in particolare alla filossera.


La filossera? È un micro insetto arrivato in Europa a fine 1800. Qui trovò un terreno fertile per completare il suo ciclo di sviluppo e in pochi anni distrusse interi vigneti.

Numerosi studi e ricerche decretarono che l'unico modo per debellare questo grave problema era quello di estirpare le viti esistenti e piantarne di nuove con la radice americana e l’innesto europeo.


Gli unici vigneti a salvarsi, mantenendo quindi il piede franco, furono quelli piantati su terreni sabbiosi, nei quali l’afide allo stadio giovanile, non riesce a muoversi.


Questi terreni sabbiosi, dove l'afide non ha attecchito, esistono in pochissime zone d'Italia, una di queste aree si trova lungo una parte del corso del fiume Adige.

Da quest'area è originario L'Enantio. Per questo lo vogliamo definire un vero e proprio gioiello enologico.




Si scrive Enantio, ma si pronuncia Enanzio, questo vitigno autoctono si contraddistingue per la sua particolare storia. Già Plinio, illustre storico romano, lo citò in uno dei volumi della “Naturalis historia”, descrivendolo come vite selvatica chiamata “Oenanthium”.


Seppur le origini di questo vitigno ci riconducono al primo secolo dopo Cristo, fino a poco tempo fa veniva  semplicemente denominato “Lambrusco a foglia frastagliata”. 

Non avendo nulla a che fare con la famiglia dei Lambruschi, nel 1991 iniziò un ambizioso progetto di valorizzazione di questo vitigno. Venne infatti richiesta la sua iscrizione al Catalogo nazionale delle varietà di vite ad uva da vino, ottenuta poi allo scadere del 1992.


L’unicità dell’Enantio è legata alla sua vite, caratterizzata da longevità e robustezza. In grado di resistere a numerosi parassiti, in particolare alla filossera.


La filossera? È un micro insetto arrivato in Europa a fine 1800. Qui trovò un terreno fertile per completare il suo ciclo di sviluppo e in pochi anni distrusse interi vigneti.

Numerosi studi e ricerche decretarono che l'unico modo per debellare questo grave problema era quello di estirpare le viti esistenti e piantarne di nuove con la radice americana e l’innesto europeo.


Gli unici vigneti a salvarsi, mantenendo quindi il piede franco, furono quelli piantati su terreni sabbiosi, nei quali l’afide allo stadio giovanile, non riesce a muoversi.


Questi terreni sabbiosi, dove l'afide non ha attecchito, esistono in pochissime zone d'Italia, una di queste aree si trova lungo una parte del corso del fiume Adige.

Da quest'area è originario L'Enantio. Per questo lo vogliamo definire un vero e proprio gioiello enologico.




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